Giorno 61 – ore 13.22 – Ho ucciso mia sorella!

17/06/2014

È successo un casino.. continuo a domandarmi perché non sono morto anche io con tutti gli altri.

Dopo che sono tornato a letto ho ricominciato a sentire i colpi sulla porta d’ingresso. Il suono non era come quello di una persona che bussa alla porta, ma uno o due colpi che si ripetevano ad intervalli irregolari, impedendomi di prendere sonno. Proprio nel momento in cui pensavo che si sarebbero interrotti, ecco che riprendevano.

Inesorabili.

Ero conscio del fatto che non ci fosse anima viva (letteralmente) a Poncarale, ma il fatto che non smettessero mi ha fatto decidere di scendere e controllare che cavolo fosse; come quando in un incubo ti rendi conto di star sognando e con sollievo apri gli occhi, forse dovevo scendere, aprire la porta e così anche gli occhi.

Scendendo le scale sono rimasto impietrito: dai vetri del portoncino si intravedeva l’ombra di una figura, e non una figura qualsiasi, ma umana. La prima cosa che ho pensato è che il fantasma della signora viola fosse venuto a tormentarmi nel sonno; così, smanioso di concludere il prima possibile quest’incubo, mi sono affrettato alla porta e l’ho spalancata; quello che mi si è presentato davanti agli occhi non l’avrei immaginato nemmeno in mille vite.

Mary, mia sorella, era lì, in piedi, di schiena, immobile, ad alcuni passi da me. Aveva ancora indosso il vestitino bianco con il quale l’avevo seppellita, ma era ormai marrone, sporco di terra. I suoi capelli biondi, anch’essi luridi, erano spettinati. Ai piedi aveva soltanto una scarpa, l’altra probabilmente, era rimasta sotto terra, nel suo loculo.

«Mary?» ho chiamato; si è voltata lentamente e mi ha fissato con quegli occhioni azzurri che tanto le invidiavo quand’era in vita. La vivacità e la curiosità erano scomparse rendendoli completamente vuoti, ferali, famelici. Mi ricordavano quelli della mia prima vittima.

Mary ha emesso il verso gutturale che ora iniziavo a riconoscere e temere e con le braccia protese ha iniziato a camminare lentamente verso di me.

Nel momento in cui ho realizzato che non era un brutto sogno e ho capito che anch’essa era diventata uno zombie, i miei occhi si sono riempiti di lacrime, perché purtroppo sapevo cosa dovevo fare: rimandarla nel regno dei morti dal quale era ritornata.

Ho impugnato l’accetta sporca di sangue ormai rappreso (e sinceramente puzzava anche un po’) che avevo lasciato fuori dalla porta ieri sera e, con una freddezza che solitamente non mi appartiene, ho fatto ciò che andava fatto. Ho ucciso lo zombie. È stato più semplice della volta scorsa, forse perché sto imparando, o forse perché questo non sembrava forte e affamato come la signora viola..

Sono rientrato di corsa in casa perché temevo che comparissero anche i miei genitori-zombie e i miei vicini- zombie e non avevo le forze mentali e fisiche per affrontarli. So però che lo dovrò fare, perchè a quanto pare presto tutti si risveglieranno e non sarà affatto bello.

Ora stendo un piano d’azione per schiarirmi le idee e organizzare i prossimi giorni (lo potrete leggere nel post di domani). Quello che è certo è che ci saranno molti zombie da uccidere, e questo è solo l’inizio.

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